Si è tenuto giovedì 21 gennaio il quarto incontro della Scuola di Ecologia. Siamo tornati a parlare di cibo ma stavolta affrontando il tema della produzione sostenibile e rispettosa di territori e culture.
A partecipare all’incontro nella nostra aula virtuale Caterina Batello, già Team Leader Plant Production and Protection della Food and Agriculture Organization (FAO), la scrittrice e giornalista scientifica Agnese Codignola autrice del libro è Il destino del cibo. Così mangeremo per salvare il mondo (Feltrinelli, 2020). Il giornalista e direttore del Festival Internazionale del Giornalismo Alimentare Massimiliano Borgia ha moderato gli interventi.
Cibo, dignità e cultura
L’appuntamento è però iniziato con l’introduzione ai lavori da parte di Michele Sbaragli, Coordinatore dell’Educazione ambientale e scientifica di Arpa Umbria. Ancora una volta Michele ha messo sul tavolo gli interessanti spunti di discussione che legano benessere, educazione ambientale e rispetto per natura e umanità. Ricordando il suo intervento del primo incontro di questa edizione, ci ha riportato alla memoria la poesia di Gianni Rodari “Il pane” con il legame tra cibo, dignità e cultura dei popoli. Sbaragli ha continuato poi con una provocazione sulla grande assente degli Obiettivi dell’Agenda 2030: proprio la produzione e il consumo sostenibile del cibo.
In chiusura del suo intervento ha posto poi l’accento sulla globalizzazione della cultura del cibo, che si accompagna all’imposizione di un modello economico insostenibile che causa un appiattimento dei modelli culturali e di vita quotidiana. Michele Sbaragli ci ha lasciato infine una riflessione sull’intimo legame del cibo su come siamo e sull’ambiente che viviamo, leggendo un brano tratto da “Lavorare stanca” di Cesare Pavese che così concludeva:
Ascolto i miei cibi nutrirmi le vene di ogni cosa che vive su questa pianura.
La parola è passata quindi a Massimiliano Borgia con una sua introduzione alle sue ospiti, nella quale ha sottolineato la necessità di rivedere i nostri modelli agricoli, ma anche della comunicazione che il giornalismo dovrebbe fare dell’agricoltura in cambiamento, andando a cercare le storie direttamente nei campi.
La quantità a discapito della qualità
Il primo intervento è stato della dottoressa Batello che ha affrontato il tema dell’iniquità sociale legata al cibo. Attraverso i dati FAO, Batello ha messo in luce sistemi di produzione sempre meno adeguati per i contadini che vedono il loro lavoro deprezzato e sono quindi costretti a privilegiare la quantità prodotta rispetto alla qualità. Non meno importante il dato sullo squilibrio nelle diete dei paesi ricchi rispetto ai poveri, dove però il dato più importante è che il sistema potrebbe sfamare tutti ma invece la bilancia mostra una sovralimentazione nei paesi ricchi e un’alimentazione che manca di nutrienti e di apporto calorico adeguato il quelli poveri. Altro punto fondamentale toccato è la necessità di cambiare le tecnologie con le quali ci approcciamo all’agricoltura.
Significa in sostanza cambiare un assetto novecentesco e aprirsi a una tecnica agraria che tenga conto di nuovi modelli di lavoare la terra e di coltivarla, che metta insieme competenze nuove con saperi tradizionali, per ottenere un sistema capace di affrontare la crisi climatica e le esigenze delle nuove economie emergenti.
Ritornando alle parole che anche Sbaragli aveva usato nella sua introduzione sempre citando Pavese, Batello ha concluso che il cambiamento dei modelli agricoli e il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 possono diventare concreti con l’assunzione individuale della responsabilità del cambiamento come atto politico, e come richiesta di presa d’impegno da parte dei nostri governanti.
Clean Food
Dopo gli interessanti interventi dal pubblico, sollecitati dalla dottoressa Batello, su come cambiare individualmente il nostro approccio al cibo che consumiamo abitualmente, Massimiliano Borgia ha rivolto le sue domande all’autrice Agnese Codignola, esperta di giornalismo alimentare, la quale ha rimarcato l’importanza dell’innovazione tecnologica. Facendo riferimento al suo ultimo libro, è quindi partita dal concetto di clean food, cioè una produzione di cibo che tenga insieme il rispetto per la salute, per l’ambiente, per gli animali e per i lavoratori, per evidenziare la nuova visione della produzione alimentare che non può più essere votata al solo profitto, ma che riesca a tenere insieme queste esigenze e sia al passo con i cambiamenti della società.
Il dibattito è quindi virato sull’argomento caldo degli ultimi mesi: gli investimenti del New Generation Eu e di come si possa aprire la possibilità di dar vita ad una agricoltura diversa ma che soprattutto si opponga all’inurbamento sempre maggiore, rivitalizzando l’economia rurale.
In uno scambio serrato sono stati così affrontati dagli ospiti molti aspetti della produzione di cibo che hanno permesso di dare un quadro su quello che si può e si deve avere il coraggio di fare, anche contrapponendosi alle grandi corporation, per affrontare in modo olistico il cibo che produrremo e come mangeremo per salvaguardare il nostro domani.
