Dalla nuova mobilità nelle nostre città a una analisi sulla complessità della società nell’incontro del 25 febbraio della Scuola di ecologia.
Nella nostra aula virtuale, moderata dal presidente di Legambiente Umbria Maurizio Zara, si sono confrontati e hanno discusso del mondo che cambia e della società che stimola, partecipa o subisce il cambiamento Anna Donati, esperta di politiche della mobilità urbana, e Piero Dominici, docente di sociologia dell’Università di Perugia.
La pandemia ha cambiato il nostro modo di muoverci
L’incontro si è aperto con l’esposizione di Anna Donati sui cambiamenti tangibili nelle politiche del trasporto urbano, riportando i dati nazionali sulla mobilità. Le criticità e le lacune dei trasporti pubblici urbani si sono fatte infatti evidenti durante la pandemia, quando la riduzione della capienza dei mezzi ha mostrato come manchino prospettive a lungo termine per ridurre il trasporto con mezzo proprio, per lo più alimentato da combustibili d’origine fossile, a favore di spostamenti intelligenti che prevedano la mobilità di scambio.
Mancano infatti le iniziative che incentivino il movimento a piedi e con mezzi della micromobilità, ma manca anche la cultura di rendere queste forme di spostamento preferibili, ad esempio l’adeguamento delle aziende con spogliatoi per gli impiegati che raggiungono in bicicletta il posto di lavoro o i parcheggi che permettano la ricarica dell’auto elettrica durante la sosta obbligata delle ore di lavoro.
Una presentazione articolata, accompagnata dalle slide, che non ha trascurato il tema della sharing mobility nè dei piani di trasporto e delle strategie per arrivare a raggiungere i traguardi del 2050 segnati dall’Unione Europea.
Il contrario di complessità non è semplificazione
Con l’intervento di Piero Dominici si è invece data voce alla necessità di non pensare alla tecnologia come semplificazione ma di prevedere invece i complessi cambiamenti nella società che la seguono. Contro l’idea di sistemi di gestione lineari e prevedibili, Dominici ha rivendicato il bisogno di non ricadere nel riduzionismo ma invece di affrontare i cambiamenti della società non ignorando l’educazione e la formazione. Contro una prevalenza dei tecnocrati, l’integrazione con le scienze umane; per il superamento dei sistemi chiusi, la caratterizzazione dei sistemi di relazioni variabili e non gestibili.
Dominici ha quindi sottolineato la necessità di recuperare la complessità educativa per non trascurare l’educazione emotiva e il pensiero critico.
Interdisciplinarità
Non è stato tralasciato neanche il tema della tecnologia che diventa esclusiva se non tutti hanno la possibilità di accedervi, nutrendo in questo modo un’illusione di progresso che taglia fuori una nutrita schiera di ultimi. Dal confronto fra i nostri ospiti e gli interventi dal pubblico è quindi scaturita chiaramente l’esigenza di uscire dalla logica delle emergenze gestite dai soli saperi tecnici con la marginalizzazione del fattore umano, perché solo il cambiamento umanistico può educare all’imprevedibilità.
