Ritorno sull’isola

L’attività nell’ambiente naturale ha rappresentato uno dei momenti più importanti del Campus organizzato fra il 15 e il 17 luglio dalla “Scuola di ecologia“ sull’isola Polvese, nell’ambito delle giornate promosse da Arpa Umbria.

Le riflessioni dei partecipanti che riportiamo di seguito, oltre a restituire il vissuto di ciascuno, rappresentano un prezioso materiale di osservazione pedagogica sulla riconciliazione con gli ecosistemi, la mutazione del punto di vista, la dimensione profonda del cambiamento.

L’escursione è stata condotta da Michele Sbaragli, le testimonianze (che i partecipanti erano liberi o meno di firmare) sono state raccolte da Gianni Ermete Romani. Nella galleria fotografica inoltre alcune immagini del laboratorio teatrale condotto da Sarah De Marchi e del workshop con Rosalba Padula, di Arpa Umbria, dedicato alla salvaguardia delle acque dolci: in ogni tavolo i partecipanti potevano immedesimarsi in un ruolo (amministratori, imprese multinazionali, comuni cittadini, attivisti ambientali…) e trovare una sintesi fra i diversi punti di vista a tutela del bene comune.

Infine, nell’ambito delle giornate introdotte da Walter Ganapini, direttore di Arpa Umbria, l’incontro con Antonio Pergolizzi sulla cultura della legalità e i principi della governance ambientale, quindi la testimonianza di Pasquale Raia, storico attivista di Legambiente Campania, che ha riportato alla memoria una figura esemplare: quella di Mimmo Beneventano, indimenticabile attivista ambientale di Ottaviano (Na), impegnato contro la speculazione edilizia e il traffico illecito di rifiuti prima di cadere, vittima della camorra, nel 1980.

Buona lettura!

Il diario dei partecipanti

Durante la passeggiata di questa mattina il vento ci ha rinfrescato, il profumo della mentuccia, del rosmarino e degli alberi ci ha inebriato l’olfatto, il paesaggio circostante e i panorami tra i colori della natura ci hanno riempito gli occhi di meraviglia.

Il camminare sulla spiaggia, sui sassi, dentro l’acqua ha stimolato i nostri sensi tattili dei piedi, le mani hanno toccato conchiglie, resti di pesci, gusci di molluschi.

Infine il gusto, da non trascurare, perché l’albero di prugne che sembrava brutto con piccoli frutti, era invece pieno di sostanza. Beh, la conferma è che la natura è perfetta! Dobbiamo ringraziare chi l’ha creata, portando rispetto a tutto ciò che ci circonda.

Monica



Stamattina ho sentito il vento tra i capelli e i granelli di sabbia modellarsi sotto la pianta del piede. Ho sentito l’acqua fredda infrangersi sulle mie caviglie. I sassi sulla riva del lago sono così umidi e scivolosi, sembrano impervi ma nascondono vita. Le erbe aromatiche sprigionano odori davvero intensi ai quali non sono abituata. La passeggiata è stata gradevole e rilassante, per certi versi sembra di essere al mare ma manca quell’odore di salsedine che ti impregna la pelle dopo aver fatto il bagno.

Ho rafforzato l’amicizia anche nel silenzio, senza parlare, solo con gesti e sguardi. Spero di aver rafforzato anche me stessa con questa esperienza anche se magari la sto rielaborando soltanto adesso che ne scrivo qualcosa. La natura è così intensa e mutevole che non pensavo ma non è mai troppo tardi per impararlo.

Certo, alla luce del sole è più familiare e amichevole ma credo che alle volte basti soltanto fidarsi per scoprirla a poco a poco sempre di più.



Superficialità, la superficialità con cui riusciamo a rapportarci con la natura è disarmante. Basta passeggiare immersi nella natura per capirlo. Basta sentire, ascoltare, osservare. Invece di doverci sempre sentire protagonisti, dovremmo cercare di essere spettatori del grande spettacolo che la natura ci offre. Solo così riusciremmo a diventare parte di un sistema meravigliosamente complesso e allo stesso tempo incredibilmente fragile. Ascoltare e sentire. Vedere come la natura si riprende le sue cose, i suoi figli. Essere tutti parte di un grande Essere. Essere. Accettare di essere stati e di divenire altro da noi stessi.

Lisa

 



Una “normale” passeggiata nella natura, tra i boschi, ha assunto un significato diverso perché fatto con persone che non conoscevo ma che sicuramente, in qualche modo, condividono la mia visione di quello che chiamiamo semplicemente ambiente. In queste occasioni ti senti meno solo in quella che si può definire la madre delle battaglie, in difesa della natura e della terra, che poi sarà autodifesa visto che la terra sopravvivrà e ricreerà la vita a modo suo. Da domani torneremo ad essere un po’ più soli a piantare alberi, salvaguardare aree verdi, cercare di portare altre persone ad assumere una visione diversa rispetto al consumismo sfrenato che erode continuamente risorse preziose, crea rifiuti, inquinamento e ci costringerà a muoverci dalla zona dove siamo e viviamo per andare a cercare delle oasi che ti fanno riprendere un po’ di energia per poi ricominciare a combattere contro: menefreghismo, ignoranza, inciviltà.

A volte cercando di contenere un po’ di violenza che scatta quando vedi le diverse ingiustizie tra le quali quella che riguarda la natura violentata.

Non mi resta quindi che ringraziare il caso o non so cos’altro ci abbia messo su questo sentiero che ricarica un po’ lo spirito. Ringrazio tutti quelli che hanno contribuito a rendere tutto più chiaro dando un altro modo di vedere la natura. Ci si vede in giro. Grazie.



L’esperienza di questa splendida mattina mi ha fatto riscoprire il piacere del silenzio, della pace che mi trasmette il contatto con la natura. Ho apprezzato la sensibilità e la grande passione che mi ha comunicato la nostra guida Michele, che con le sue poesie e infinite informazioni mi ha arricchita.

Il lago, poi, mi ha riempito l’anima con la sua calma e la sua grande energia che mi ha aiutato a connettermi con qualcosa più in alto di me.

Con questa esperienza inoltre ho conosciuto persone molto affini a me, cosa difficile nel contesto in cui vivo, l’ho apprezzato infinitamente sentendomi, dunque, in sintonia con loro. Questa esperienza, con i suoi profumi e le sue brezze, è stata un ritorno alle origini, al contatto forte che sento chiamarmi quotidianamente. Ho sentito infine la felicità di mio figlio nello scoprire le meraviglie di questa bellissima isola. Spero tanto che per lui ci siano altre occasioni per tornare a questo magnifico rapporto con la natura, di cui tutti noi siamo parte integrante.
Simona

 



Le cicale sono assordanti, il suono è metallico, cristallino eppure diventa un rumore di fondo, un rumore bianco. Il mio ascolto è tutto rivolto alle parole di Michele: ho bisogno di apprendere il più possibile dalla sua esperienza, dal genuino entusiasmo, dalla scintilla che ha negli occhi. Sono attenta ad ogni parola non nel suo significato ma nel suo suono. Cerco di capire come ogni parola è usata, perché è stata scelta e come è pronunciata. So che niente è un caso: tutto deve trasportare il gruppo su un percorso comune dal quale trarre personalmente il significato. Poi ci sono le parole del gruppo al quale prestare attenzione: cosa dicono i bambini? E gli adulti? Da cosa sono attratti e incuriositi?

Qual è la chiave per aprire le porte del contatto?

Infine ci sono le parole sparse, le riflessioni più o meno profonde con persone che erano estranee fino a ieri, che torneranno ad esserlo fra poche ore; ci ritroviamo perché qualcosa di comune ci ha attirato, ci riconosciamo senza conoscerci, ci assomigliamo e ci cambiamo, e la natura intorno cambia il nostro modo di pensare e di pensarci, le barriere cadono e diventiamo anche noi isola, qui e ora.



Sveglia, la sveglia che di solito è faticosa oggi è stata più lieve e accettata. Il panorama, gli uccelli, un risveglio senza tempo, è stato il preludio a una mattina ricca di sole, di occhi pieni di colori, di odori e di persone che ho conosciuto solo ieri ma con cui mi sono ritrovato, non so perché, in sintonia e serenità. La colazione, la partenza, i sorrisi e la grande predisposizione a una giornata fuori, al sole, al vento, alle nuvole, alle piante, all’acqua e alle parole di grandi persone che ci hanno fatto vivere, con le parole appunto e la conoscenza in maniera trasversale, gran parte della storia, della natura e della bellezza di un posto forse unico.

Ho camminato a piedi nudi, ho provato sensazioni che solo ieri erano lontane da me, su un pavimento in una stanza dove mi trovo ancora una volta rinchiuso prigioniero, con la consapevolezza che questa esperienza resterà parte importante e integrante della mia persona. Grazie!

Fernando



Camminare tra boschi, arbusti, poggiare i piedi sul selciato imperfetto avvolta dall’azzurro del cielo e dell’acqua tutt’intorno mi ha fatto sentire bene, libera.

Avere la natura incontaminata intorno a me mi ha fatto sentire parte di qualcosa. Mi sono ricordata chi sono e quali sentimenti mi caratterizzano.

Mi ha fatto ricordare anche cosa è la “Natura” e per quali ragioni combatto una annosa battaglia in sua difesa. Un’esperienza che non mi aspettavo di vivere ma che se l’ho vissuta ci sarà qualche ragione profonda che emergerà anche nel mio ritorno a casa. So che chi ha deciso di mescolare il blu del cielo con il verde degli alberi ha creato la cosa più bella che si potesse fare e che chiunque, malgrado tutti i suoi tormenti interiori, dovrebbe gioirne e goderne. So fino a che punto la Natura, senza la mano dell’uomo, può spingersi. So anche che questa Natura può accogliere l’uomo se lui lascia che questo accada, abbandonando il suo tempo e il suo spazio, con fiducia e serenità, perché esso stesso ne è parte.


Isola, una parola piena di emozioni tangibili, reali, forti e diverse, che riescono ad animare quello che ognuno di noi ha dentro di sé ma a diverse profondità della sua anima.

Riattivare tutto ciò, con energia esplosiva, è la natura, dimenticata da tutto ciò che è quotidiano e ci allontana da lei provocando “inconsapevolmente” danni irreparabili e a volte irreversibili.

Il contatto tangibile, reale, guidato e narrato da esperti che svolgono con passione costante e continua il loro mestiere, dotati della flessibilità mentale da abbinare alla ricerca, connubio fondamentale per sensibilizzare e informare figure ignare di tutto questo, portandole verso un unico obbiettivo, consapevole: salvaguardare tutto questo risvegliando la nostra coscienza! Auspicabile un contagio verso il prossimo!

Giacomo

 



Ritorno all’isola. Isola dai tanti volti per me: isola dei miei ricordi di giovane donna in una vacanza integrata con ragazzi malati di mente, nei lontani anni ’70 e ’80. Era l’isola del tesoro e il tesoro eravamo noi che facevamo una esperienza unica, l’esperienza con i ‘matti’ che in fondo tanto matti non erano, perché nei rapporti e nelle situazioni, l’ultima parola saggia in fondo era la loro.

Essere matti con i matti… che bella sensazione di umanità che cresce e si trasforma attraverso nuove consapevolezze.

La natura florida e selvaggia dell’isola, dei suoi uliveti rassicuranti, degli alberi carichi di frutti, della piscina naturale “proibita”, dell’esplosione colorata degli oleandri. Era il contorno della nostra esplosione di vita, pronta a cogliere mille sfaccettature di realtà, di amicizia, di normale anormalità che andava “contro” a tante regole e norme; come l’isola nella sua pienezza naturale andava “contro” alla città a cui eravamo abituati. C’era dunque un luogo, un paradiso diverso! L’isola Polvese, quando sono tornata da sola nei momenti di crisi, per ritrovarmi nel silenzio dei suoi sentieri equando invece ne sono tornata sopraffatta, perché la sua immensità di luce, di odori, di paesaggi avevano sovrastato i miei pensieri e tornando, sul battello, sempre con gli stessi problemi, ne provavo nostalgia come luogo sospeso tra me e tutto il resto. L’isola Polvese oggi, in compagnia di persone perlopiù sconosciute ma tutte con la voglia di starci, di scoprire, con chiacchiere che si intrecciano e creano fili, è un’altra cosa ancora.

E’ l’emozione di un luogo che ti fa sentire di appartenere. Appartenere a cosa? Al genere umano, alla terra, ai “sentieri coi nidi di ragno”, ai colori dell’acqua, al ronzio delle api, alle piante…

E poi c’è la questione “tempo”, un tempo organizzato (aaargh… fermate Michele!) ma contemporaneamente sospeso. Sospeso perché ogni emozione ha ragione di emergere e di essere essa ciò che ti guida ogni pensiero, ogni domanda, ogni piacevole appagamento profondo. Se devo ora distaccarmi dalle sensazioni ed essere più concreta nel valutare l’esperienza ritengo di aver compreso essenzialmente che ‘essere dentro’ così complessa è sicuramente la spinta a voler capire dentro e fuori di noi il mondo di cui siamo parte (…tempo scaduto!).

È l’emozione che guida la conoscenza.

Grazie Michele.


Il pellegrinaggio non è solo andare on il corpo verso una meta, o verso nessuna meta, ma un itinerario della mente verso l’Altro. E così, attraversando il paesaggio, l’ambiente naturale e le opere dell’uomo, la bellezza e la fatica di secoli, la mente si apre e dalla Creazione arriva al Creatore, all’Autore della vita e della bellezza. La natura reca, come l’uomo, l’impronta di Dio, e il cammino permette di riscoprire queste tracce del nostro essere più vero.

Ho sentito grande tranquillità interiore, armonia con le persone che ho accanto e, per la prima volta da molto tempo, ho lasciato andare quella sensazione ambivalente di profonda tristezza, ma anche di profonda gioia, che sempre mi accompagna quando mi trovo solo con me stesso.

Ero felice di essere dove ero.


Leggerezza, ho sentito leggerezza, nei pensieri, nella testa, avevo difficoltà a rincorrere i pensieri, gli impegni, le preoccupazioni di sempre come se venissero trasportati, allontanati dai rumori, dal vento, come se si nascondessero tra i rami e le foglie, come se si mescolassero con tutto quello che si muoveva attorno.

Attesa, attesa dell’onda che arriva dolce e porta con sé il ricordo di un mare conosciuto, di sempre, l’attesa e il desiderio di rivederlo, di passeggiate lente un po’ fuori e un po’ dentro l’acqua, dei suoi rumori, della sua spensieratezza.

Piacevolezza nel ritrovarci insieme, grandi e piccoli, nell’osservarci, nell’ascoltare parole dette, scambiate, curiosità e sorrisi. Nostalgia di posti a cui si sa di essere legati ma non si vuole ammetterlo, riconoscerlo che si teme di non frequentare mai abbastanza.


Questa la sensazione che mi colpito maggiormente.

Essere parte di un gruppo, di una unità e poi all’improvviso ritrovarmi da sola con la natura.

Da sola sia fisicamente che spiritualmente: a volte infatti mi estraniavo dal gruppo, pur facendone fisicamente parte, altre finivo con il ritrovarmi da sola in un lembo di questa isola inaspettata. Fluire anche all’interno del gruppo. Entrare in contatto con altre persone. Parlare con una persona e poi fluire ad ascoltare la storia di un’altra, le vibrazioni che ognuno trasmette, vibrazioni ed energie amplificate dallo stare in contatto diretto con la natura.


Tutti insieme, si parte. Un gruppo disomogeneo ma unito dallo stesso interesse: il desiderio di conoscere, di scoprire, di capire di più e meglio cos’è l’ambiente e come noi ci interfacciamo e ne facciamo parte. Come una scolaresca poco incline al rispetto delle regole ci siamo avviati alla scoperta del mondo che abita quest’isola: gli ulivi, la lecceta, i fiori, i profumi, l’acqua, i sassi, l’erba secca.

In tutto ciò ho visto vita e, in qualche modo, mi sono sentita come una bambina che osserva per la prima volta piante e paesaggi perché ho cercato di sentirmi parte di ciò che osservavo e a mano a mano, più cose osservavo e più cose ascoltavo e meno mi era estraneo e distante ciò che potevo addirittura toccare con mano.

E’ stata una esperienza fantastica in cui la diversità ha convissuto in armonia, come in armonia convivono una flora e una fauna autoctona e non. Ecco, ascoltando “Nuvole bianche” mi viene di respirare profondo, è un invito alla ricerca dell’armonia. Questo porto via con me, il ricordo di tante note che hanno composto una bella melodia.


Viaggio attraverso le bellezze naturalistiche dell’Isola Polvese con una guida davvero speciale. Primo passo: riunirsi con tutto il gruppo, orientarsi rispetto all’isola: i monti e i paesi che ci circondano. Ci tuffiamo in una passeggiata attraverso l’isola incontaminata. Melograni, ulivi, oleandri, cipressi, rosmarino, profumo forte e pungente di mentuccia selvatica. La temperatura è piacevole, il vento soffia e muove l’acqua del lago. Arriviamo a una sponda rocciosa e togliamo le scarpe. L’acqua non è fredda anzi è piacevole! Se non ci fosse stato il vento mi sarei tuffata volentieri.

Tocchiamo i sassi, le alghe e cerchiamo esseri viventi che popolano quell’ambiente. Che gioia trovarne uno! Mi emoziono un po’ davanti a un microscopico gamberetto che ci dà indicazioni sulla biodiversità del lago. Poi un simpatico uccello acquatico che appare e scompare letteralmente sotto l’acqua alla ricerca di pesci.

Si continua la passeggiata, i miei occhi sono attenti ai particolari, alle piante che incontriamo, ai piccoli cambiamenti lungo il sentiero fino ad arrivare a una vera e propria spiaggetta di sabbia. Quasi come fosse mare. Poi di nuovo nel bosco, la lecceta (i boschi sacri dell’Umbria), le cortecce, le chiome, il tempo sembra fermo. Non sono stanca, nessuno nel gruppo sembra esserlo, vogliamo tutti proseguire, vedere, conoscere. Momenti dedicati all’osservazione, alla condivisione di conoscenze. Tutto fluisce con molta tranquillità. Si apprende molto passeggiando. Osservando. Ascoltando.


In questa mattinata ho sentito inizialmente il sole col suo calore che mi avvolgeva, forse un po’ troppo forte, quindi ho cercato l’ombra. Ho sentito il vento che mi accarezzava i capelli e il viso, mi tenevo al sicuro dal calore del sole che però a tratti mi arrivava. Allora ho deciso di camminare alternando il sole con l’ombra. Camminando ho sentito le cicale sussurrarmi alle orecchie. E’ una sensazione speciale, mi sembrava che mi stesero invitando a stare più in contatto con la natura, come se capissero che io e la natura abitiamo in luoghi troppo distanti e cercassero di avvicinarci. In seguito le onde del lago che mi rinfrescavano i piedi e che con il loro suono mi donavano serenità.

Le pietre della spiaggia mi facevano male ai piedi ricordandomi però di essere vivo. Infine le foglie degli alberi che erano fastidiose perché mi si appiccicavano ai vestiti, forse è proprio vero che stavano cercando di trattenermi per evitare che me andassi da quel luogo e tornassi in città, dove la natura è solo un’utopia.


Ho visto i miei piedi che calpestavano la sabbia, attraversavano un pezzo di lago e percepivo una sensazione di freschezza. Il tempo sembrava essersi fermato, tutto era calmo. Si sentivano soltanto le voci di bambini curiosi e meravigliati dalle bellezze della natura. Tutto testimoniava il sublime, un esempio perfetto di ciò che potremmo definire appunto sublime. Ma l’isola non è soltanto acqua. E’ una continua scoperta della perfetta unione tra mondo vegetale e mondo animale. E’ il luogo dove l’uomo, quasi per caso, ha dovuto imparare a rispettare i cicli vitali. Ha dovuto imparare a scoprire un ruolo nuovo nell’ecosistema.

Ha dovuto rinunciare a ogni punto di vista esplicitamente antropocentrico. Ha scoperto, in altre parole, la convivenza con il proprio mondo interiore ed esteriore.

Perché sull’isola il tempo scorre lentamente e anche i pensieri sembrano avere una maggiore consapevolezza. La consapevolezza del bello, del lasciare andare, dl superarsi, del migliorarsi.

Michele

L’acqua del lago, la terra colma di elementi naturali e non, il fuoco dell’aria di luglio e l’aria della tramontana al vertice di Isola. Chissà perché sempre al vertice si pone l’obiettivo tanto ambito e poi è proprio la strada attraversata a darci potenti emozioni. I quattro elementi della natura racchiusi in uno spazio così minuto e con loro diversi ambienti e una moltitudine di sensazioni ed emozioni provate. In questi momenti soli non si è mai, siamo sempre in una relazione, che non per forza è antropologica.

Relazione è altro, è scambio, è empatia ed è inesauribile quando si tratta di Natura. Natura non è scientificità, o forse non solo essa ma riprendendo il “Sulla Natura” parmenideo, si tratta di origine e discorso sull’Essere, sul principio e sul fondamentale.

Oggi come ogni volta che mi trovo difronte a tanta bellezza, parola che allo stesso modo rimanda all’Essere non posso che pensare il “fondamento”, il “perché”, il “quid”. Così è stato per me e da questa esperienza (decisamente non solo empirica) ho ricevuto proprio quel qualcosa che sempre necessita.

Parliamone ;-)