Nutrizioni educative

Paesaggio, cibo, salute, benessere animale, biodiversità, cambiamenti climatici. E ancora disuguaglianze, giustizia sociale, economia, politiche europee, modelli estetici e Romanticismo tedesco. Probabilmente a molti potrà sembrare strano, ma c’è un filo rosso che lega tutti questi temi. Gli studenti della Scuola di Ecologia lo hanno scoperto nel corso del loro terzo incontro, dedicato ad agricoltura e sana alimentazione, insieme a Fabio Maria Santucci (docente di economia ed estimo rurale presso il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali dell’Università di Perugia) e Guido Monacelli (medico nutrizionista e direttore del Centro studi nutrizione umana di Gubbio (Pg).

Pianeta bio

Il rientro a “scuola” dopo la pausa estiva ha portato a un’inversione della “scaletta” che normalmente segna i nostri incontri: il pomeriggio è cominciato dunque con i lavori di gruppo durante i quali gli allievi, insieme ai propri tutor, hanno continuato il lavoro di progettazione educativa che accompagna l’intera esperienza.  Poi la parola è passata a Fabio Maria Santucci: «Sapete quando è nata l’agricoltura biologica?» ha esordito. La risposta ha stupito i non addetti ai lavori, perché tornando indietro nel tempo i pionieri del bio vengono oggi individuati tra gli animatori del Romanticismo tedesco, i primi intellettuali moderni a dibattere in modo organico di riscoperta della natura. Bisognerà aspettare circa un secolo però per vedere l’inaugurazione del primo negozio bio in Germania. Era il 1900 e oggi Reformhaus è una catena con circa tremila punti vendita. La prima cooperativa di agricoltori biodinamici risale invece al 1927: allora erano un gruppetto di illuminati in grado di cogliere i primi segnali di criticità intorno all’uso dei concimi chimici e la pratica degli allevamenti intensivi.

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Ci sono voluti decenni, ma nel frattempo la scienza ha dimostrato l’inefficienza dell’agricoltura convenzionale e oggi è chiaro a tutti che l’agricoltura biologica e biodinamica rappresenta una delle pratiche più efficaci a tutela della della biodiversità, della salute e della biosfera minacciata dai cambiamenti climatici.

La sua capacità di resilienza, soprattutto nelle aree più povere del pianeta, è di fatto l’unica strategia che garantisce la sicurezza alimentare della popolazione. Nei paesi cosiddetti ricchi “bio” vuol dire invece soprattutto riduzione dell’inquinamento, tutela del paesaggio, aumento dei redditi agricoli (fondamentale in tal senso il sistema dei sussidi disaccoppiati, attualmente attivi solo in UE, Corea e Giappone), miglioramento del benessere animale e della nutrizione umana.

La relazione di Fabio Santucci alla Scuola di ecologia

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La dimensione sociale del cibo

Comunemente l’alimentazione è intesa e analizzata nei suoi aspetti individuali. Ma, per coglierne tendenze e contraddizioni, è indispensabile ampliare lo sguardo. Guido Monacelli che da oltre trent’anni ragiona di benessere e salute globale. Un’esperienza, la sua, iniziata nella primavera del 1987 grazie a una suggestione solo apparentemente “leggera”: il progettista di un’importante compagnia aerea internazionale gli raccontò, infatti, che a causa della cosiddetta “Globesity” erano state modificate le carlinghe degli aerei per adattarle alle dimensioni dei passeggeri. Ampliare lo sguardo, appunto, dalla malattia del singolo a quella che viene definita la “malnutrizione per eccesso”, ossia l’obesizzazione del pianeta.

L’intervento di Guido Monacelli alla Scuola di ecologia

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Una realtà ormai assodata dalla scienza, pure questa. Che convive senza contraddizioni col suo contrario – la “malnutrizione per difetto” – e con forme subdole di “fame nascosta”.

Vi sono infatti, anche nei paesi ricchi, diverse e preoccupanti forme di carenze alimentari, che hanno assunto forme socialmente rilevanti. La carenza di iodio, ad esempio, responsabile di disturbi tiroidei. O di acido folico, del quale è stata ormai scientificamente dimostrata la correlazione con gravi difetti congeniti come la spina bifida.

Raccogliere studi, dati e grafici è fondamentale, ha ricordato Monacelli, ma non può essere sufficiente. Ecco la necessità di un progetto eco-socio-culturale-etico come il Ce.S.N.U. che oggi lavora ispirandosi agli “Obiettivi di Sviluppo Sostenibile” delle Nazioni Unite A partire dal secondo obiettivo, naturalmente: “Fame zero”. Ma non solo.


E non è dunque un caso che il terzo appuntamento della Scuola di Ecologia, che si era aperto con una domanda, si sia anche chiuso con una domanda, posta proprio dal relatore:

«Secondo voi il nostro stile di vita è compatibile con la giustizia sociale e con la difesa del pianeta?».

Parliamone ;-)