Fra scienza e psiche, le certezze e i dilemmi del cambiamento climatico

La solidità dei dati scientifici, delle rappresentazioni grafiche e dei riscontri che arrivano da importanti centri di ricerca. Insieme alla profondità degli interrogativi, individuali e collettivi, che caratterizzano un’epoca segnata da scenari e cambiamenti inediti rispetto alla storia dell’umanità, da incertezze e paure di orizzonte globale. Attraverso questi ingredienti, apparentemente opposti, la “Scuola di ecologia” promossa da Sapereambiente e Arpa Umbria ha cercato un modo nuovo e originale per affrontare la sfida cruciale, anche in termini educativi, della nostra epoca: quella del clima e dei suoi sconvolgimenti.

A questo fenomeno, infatti, è stato dedicato il terzo incontro (giovedì 6 giugno) del progetto che si sta realizzando all’interno della Biblioteca di San Matteo degli Armeni, a Perugia. Un appuntamento che ha, finalmente, permesso di varare il metodo di lavoro che guiderà i cinque tutor e i trenta corsiti fino a dicembre: ad ogni appuntamento un contributo teorico da parte di esperti chiamati a proporre contenuti e spunti di approfondimento intorno a un tema specifico, poi una sessione laboratoriale per gruppi finalizzato all’ideazione e realizzazione di percorsi formativi verso la sostenibilità, applicabili in diversi contesti di apprendimento.

Il pomeriggio si è dunque aperto con l’intervento di Stefano Caserini, docente di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici al Politecnico di Milano, che ha catalizzato l’attenzione dei corsisti  presentando i principali dati e i metodi di misurazione (diretta e indiretta) sulla fisica dell’atmosfera. Un quadro, quello che ha descritto, inequivocabile come l’aumento delle temperature medie globali durante gli ultimi quattro decenni del XXI secolo. Le conseguenze, secondo la comunità scientifica, sono evidenti: «Ci stiamo rapidamente avvicinando a livelli di temperature che si associano a impatti elevati» ha spiegato Caserini. E non ha senso ormai interrogarsi, come pure gran parte dei media ama fare, su ipotetiche soglie di non ritorno:

«Non esiste un’unica soglia di non ritorno. Ve ne sono tante, in base alle diverse componenti del clima».

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Rappresenta dunque una buona notizia il fatto che, con l’ormai celebre Accordo di Parigi del 2015, ben 195 Stati abbiano sottoscritto l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di compiere tutti gli sforzi necessari per limitarne l’aumento a 1,5°C. Ma è anche vero che per devastare il delicato sistema delle barriere coralline, tanto per fare un esempio, basta che il termometro salga di un solo grado.

Meglio, quindi, osservare il problema da un altro punto di vista: per la sopravvivenza del pianeta così come lo conosciamo “ogni decimo di grado è importante”.

E, senza farsi prendere dal panico, bisogna affrontare di petto la “sfida” che ci si presenta su due livelli di politiche: da una parte l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto e inevitabili in futuro, dall’altra la mitigazione, ossia la riduzione delle emissioni e l’assorbimento dei gas serra.

Il video integrale dell’intervento di Stefano Caserini (la versione per la piattaforma di e-learning è in lavorazione)

Scarica il power point

 
Il termine “sfida” è tornato più volte anche nell’intervento della seconda relatrice del pomeriggio, Alessandra Perri, formatrice e psicologa che ha offerto spunti di riflessione sul clima e la sostenibilità secondo una chiave piuttosto nuova per l’Italia: quella eco-psicologica. Il cambiamento climatico – ha infatti spiegato Perri – non è solo un problema ambientale, ma può a tutti gli effetti essere definito come un vero e proprio “dilemma sociale”. Si presta, infatti, a due soluzioni opposte, che vedono confrontarsi e, in certi casi, contrapporsi l’interesse individuale e quello collettivo. Per risolvere questo dilemma l’umanità non ha altra scelta che prepararsi a compiere “un salto evolutivo senza precedenti”, cominciando con l’abbandonare quei “comportamenti disadattivi che hanno iniziato a emergere quando l’uomo ha perso il contatto psico-emotivo con la natura”. Un dilemma che riguarda, appunto, la disponibilità del prossimo ad assumere comportanti virtuosi e praticare  scelte sostenibili, come quelle che ciascuno di noi è chiamato a compiere.

A seguire, quindi, gli allievi si sono divisi in cinque gruppi e, accompagnati dai propri tutor, hanno avviato la parte più originale e innovativa del progetto distribuendosi nelle diverse stanze della Biblioteca. Un primo “incontro ravvicinato” che è servito innanzitutto ad approfondire le conoscenze reciproche e a gettare le basi per idee e aspirazioni in vista dell’obiettivo finale: creare risorse e supporti utili a costruire una mentalità nuova, disseminare conoscenza e accelerare il cambiamento in tempo utile rispetto alle scadenze del clima.

 

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